The Aviator

Vola piuttosto basso l’ultimo film del grande Martin Scorsese (Taxi Driver, Toro scatenato). Ricostruzione accuratissima, messa in scena elegante, un attore straordinario (Di Caprio che, finalmente, dopo anche le prove di Gangs of New York e Prova a prendermi, sembra essersi tolto di dosso la reputazione di belloccio senza spessore) sono qualità che difficilmente si potrebbero ritrovare in qualsiasi film medio. E solo per questo, The Aviator merita comunque di essere visto. Perché non è un film banale ma un’operazione filologicamente corretta e con un cast di spessore seppur limitato dal doppiaggio (in particolar modo è notevole la prova della Blanchett che interpreta liberamente la Hepburn). Ma al di là di meriti indubbi, rimangono non poche perplessità: la ricostruzione è curata sin nei minimi dettagli ma lo sguardo sul dramma e le fisime di Hughes è piuttosto freddo, se non distaccato. Di Caprio sovrasta il cast e regge da solo l’intero film ma a danno dei personaggi di contorno (dalla Beckinsale a Law) poco approfonditi o accennati. Inoltre, proprio su Hughes e la sua pazza storia, si lascia in ombra la carriera cinematografica per dar spazio alla passione-mania per gli aerei. E’ questo è tanto strano se si pensa alla personalità cinefila di Scorsese. The Aviator appare come un film su commissione ed è il meno personale tra i numerosi capolavori di Scorsese, compreso quel tanto bistrattato Gangs of New York, che se capolavoro non era, era un grande film a intermittenza, visivamente straordinario, straordinariamente sforbiciato, ma sanguigno, vitale e personale. Proprio il contrario di The Aviator, opera preziosa, politicamente corretta ma mai autenticamente partecipata